L’intervento di protesizzazione dell’anca può essere eseguito mediante vie chirurgiche diverse (laterali o posteriori), ciascuna caratterizzata da una corrispondente posizione della ferita. Non esiste una via ideale, e la scelta dipende prevalentemente dall’esperienza personale dell’operatore. Si incide la cute, sottocute e muscolo fino arrivare al piano articolare. Si procede ad incisione della capsula articolare ed esposizione delle componenti ossee acetabolari e femorali e si esegue l’estrazione del collo.

Lo stelo viene così posizionato all’interno del canale midollare del femore, dopo preparazione dello stesso. Analogamente la coppa viene inserita nell’acetabolo dopo la rimozione del rivestimento cartilagineo residuo e della porzione sclerotica dell’osso. Si impianta una coppa leggermente più grande della sede acetabolare preparata, ottenendo così un “incastro a pressione” (press-fit) che garantisce la stabilità. Può essere utile ricorrere ad alcune viti accessorie. Al termine, i tessuti vengono accuratamente reinseriti al fine di rendere più stabile la protesi con minor rischi di lussazione e possibilità di iniziare a deambulare precocemente dopo l’intervento (già il giorno dopo l’intervento) e abbandonare i bastoni entro 30 giorni.

Protesi di anca mini-invasiva – Clicca per ingrandire
Da alcuni anni, il concetto di chirurgia mininvasiva si va sempre più affermando tanto da contrapporsi ad un vecchio principio che citava “grande taglio, grande chirurgo”. L’applicazione delle tecniche mini-invasive (MIS) alla chirurgia protesica costituisce una tendenza non eludibile nel momento in cui la opportunità di conservare quanto più possibile le strutture anatomiche, ampiamente accettata concettualmente, si sta affermando anche nel riscontro clinico. La MIS, si traduce, infatti, in un miglior recupero post-operatorio, minori perdite ematiche, riduzione delle complicanze settiche e vascolari, minore dolore post operatorio, ridotti tempi di ospedalizzazione e conseguentemente di costi.