È dell’ultimo anno la principale novità nella protesi dell’anca e non si tratta di nuovi modelli né nuovi materiali; il cambiamento riguarda la modalità con cui la protesi vieni impiantata nel paziente. Tradizionalmente la protesi d’anca viene impiantata con una incisione chirurgica localizzata a livello del fianco (via laterale) o a livello del bordo esterno della regione glutea (postero-laterale). In entrambi i casi, per arrivare in profondità a livello della testa del femore, è necessario distaccare una o più inserzioni muscolari (il muscolo medio e piccolo gluteo o i muscoli extrarotatori) che vengono poi reinseriti sull’osso a fine intervento. Il distacco e la rinserzione di uno o più muscoli è sempre una causa possibile di dolori post-operatori sia a breve che a lungo termine; può essere inoltre la causa, se la ripresa dell’attività muscolare non è ottimale, di una zoppia che tende a cronicizzarsi anche a distanza di tempo dall’intervento. La nuova tecnica di cui stiamo parlando non comporta il distacco di muscoli per arrivare all’articolazione (via anteriore mini-invasiva).
Questa prevede una incisione chirurgica longitudinale al confine tra faccia anteriore e laterale della coscia di circa 10 cm. Attraverso questa si arriva all’articolazione semplicemente scollando i muscoli tra di loro senza inciderli o distaccarli.

I principali vantaggi che derivano da questa metodica sono:

marcata riduzione del dolore post-operatorio
scarsa perdita di sangue
rapida riabilitazione: il paziente cammina già al secondo giorno post-operatorio senza dolore
assenza di zoppia sia a breve che a lungo termine
minore incidenza di lussazioni post-operatorie

È da sottolineare fortemente che la protesi d’anca per via anteriore può essere eseguita su tutti i pazienti.
Gli oltre 100 casi, già eseguiti con successo, confermano la validità di questa procedura: elevato grado di soddisfazione del paziente, rapida riabilitazione, scarso dolore post-operatorio rendono l’intervento di protesi d’anca sempre di più un intervento a bassa invasività con risultati sempre migliori sia a breve che a lungo termine.

Lo stelo viene così posizionato all’interno del canale midollare del femore, dopo preparazione dello stesso. Analogamente la coppa viene inserita nell’acetabolo dopo la rimozione del rivestimento cartilagineo residuo e della porzione sclerotica dell’osso. Si impianta una coppa leggermente più grande della sede acetabolare preparata, ottenendo così un “incastro a pressione” (press-fit) che garantisce la stabilità. Può essere utile ricorrere ad alcune viti accessorie. Al termine, i tessuti vengono accuratamente reinseriti al fine di rendere più stabile la protesi con minor rischi di lussazione e possibilità di iniziare a deambulare precocemente dopo l’intervento (già il giorno dopo l’intervento) e abbandonare i bastoni entro 30 giorni.

Protesi di anca mini-invasiva – Clicca per ingrandire
Da alcuni anni, il concetto di chirurgia mininvasiva si va sempre più affermando tanto da contrapporsi ad un vecchio principio che citava “grande taglio, grande chirurgo”. L’applicazione delle tecniche mini-invasive (MIS) alla chirurgia protesica costituisce una tendenza non eludibile nel momento in cui la opportunità di conservare quanto più possibile le strutture anatomiche, ampiamente accettata concettualmente, si sta affermando anche nel riscontro clinico. La MIS, si traduce, infatti, in un miglior recupero post-operatorio, minori perdite ematiche, riduzione delle complicanze settiche e vascolari, minore dolore post operatorio, ridotti tempi di ospedalizzazione e conseguentemente di costi.

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